Passando largamente inosservata in Italia, con il riconoscimento dell’autocefalia alla Chiesa Ortodossa Ucraina si è aperta una delle più serie divisioni nel cristianesimo dai tempi della riforma protestante. La frattura è destinata ad avere profonde ripercussioni su vari piani, mettendo a rischio la coesione sociale in Ucraina, i rapporti tra il patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli, e l’unità dei patriarcati balcanici.

Orthodox

I fatti. Il 12 Ottobre scorso, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I ha riconosciuto la chiesa ortodossa Ucraina come autocefala. Il processo ha avuto inizio in Aprile, quando il presidente ucraino Petro Poroshenko ha invocato il riconoscimento del patriarcato autocefalo di Kiev al patriarcato di Costantinopoli. La decisione è stata accolta con sdegno dal patriarca russo Kirill, che ha interrotto i rapporti con la chiesa di Costantinopoli.

Gerarchie Ortodosse. La chiesa ortodossa è una comunione di chiese nazionali: in linea di principio, ciascun paese a maggioranza ortodossa dispone di una propria chiesa. Non tutte le chiese, tuttavia, occupano lo stesso posto nella gerarchia, e non tutte, in particolare, sono autocefale. Una chiesa si dice autocefala se non riconosce alcuna autorità religiosa superiore alla propria, mentre è detta autonoma se dipende da un altro patriarcato ma ne è distinta. In Ucraina, tuttavia, i fedeli si identificano in tre diversi patriarcati: il Patriarcato di Mosca, la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kiev (COU-PK), e la Chiesa Ortodossa Autocefala Ucraina. Fino a poco più di una settimana fa, solo il primo veniva riconosciuto come ente canonico, mentre le altre erano universalmente considerate scismatiche. Dal 12 Ottobre scorso, tuttavia, la COU-PK è ufficialmente riconosciuta come autocefala dal patriarcato di Costantinopoli.

Il patriarcato di Kiev. La storia della COU-PK comincia nel 1992 quando, a seguito del rifiuto da parte del patriarcato di Mosca di concedere l’autocefalia alla Metropolia di Kiev, il Metropolita Filaret abbandona il suo incarico per fondare una chiesa indipendente. La COU-PK si identifica come legittima erede della “Metropolia di Kiev e tutto il Rus”, che fu parte del patriarcato di Costantinopoli fino al quattordicesimo secolo, quando fu assorbita da quello di Mosca. Secondo un sondaggio di Rating Group Ukraine, oggigiorno il 36% dei cittadini Ucraini riconosce la COU-PK come propria guida religiosa, mentre il 19% rimane sotto il patriarcato di Mosca. Tra i cittadini Ucraini, il 49% si dichiara favorevole a un patriarcato indipendente mentre il 39% si dichiara contrario.

Impatto sull’Ucraina. Sebbene la maggioranza dei cittadini Ucraini si dichiari favorevole all’autocefalia e devoto alla chiesa di Kiev, la minoranza fedele a Mosca rimane significativa, e la frattura sembra destinata a sovrapporsi alle numerose linee di conflitto interne al paese. RFE-RL riporta del villaggio di Ptycha, la cui unica chiesa è stata sbarrata per evitare uno scontro tra i cittadini, che ne rivendicano la proprietà per l’uno o l’altro patriarcato. Da un lato, molti ucraini percepiscono una chiesa indipendente come necessaria ad evitare indebite influenze russe sull’opinione pubblica. Nelle parole di Poroshenko «L’esercito difende la terra Ucraina. La lingua protegge il cuore Ucraino. La chiesa protegge l’animo Ucraino». Dall’altro, molti guardano con diffidenza al presidente, che ha fatto della religione uno dei temi chiave della campagna elettorale in corso.

Impatto internazionale. Il potenziale impatto dell’autocefalia della COU-PK va molto oltre la società Ucraina e i rapporti del paese con Mosca: uno scisma tra il patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli è ormai cosa fatta. Il patriarcato di Mosca lamenta un’interferenza illegittima del patriarcato di Costantinopoli nei propri affari interni. Secondo le gerarchie ortodosse, infatti, il patriarca di Costantinopoli non sarebbe che un primus inter pares, senza alcuna giurisdizione sulle altre chiese. Il patriarcato di Costantinopoli, da parte sua, ha osservato delle irregolarità nel governo di Mosca su Kiev, rivendicando il diritto di intervenire. Ma la chiesa di Kiev non è l’unica a rivendicare l’indipendenza: le ripercussioni del gesto di Bartolomeo I sembrano destinate a estendersi fino ai Balcani, dove sono almeno tre le chiese che rivendicano l’autocefalia e pretenderanno lo stesso trattamento ricevuto da Kiev.

Prospettive. Il riconoscimento dell’autocefalia alla chiesa Ucraina, legittimo o meno, ha inflitto un colpo letale ai disegni di Putin per la rinascita di un “mondo russo”. In questo senso, è altamente probabile che la Russia interferisca con il processo, destinato a protrarsi negli anni. Che l’autocefalia abbia davvero un impatto positivo sulla società Ucraina, come sostiene Poroshenko, è dubbio. Sembra invece chiaro, almeno per il momento, che sarà l’unità del mondo ortodosso a fare le spese della vicenda.

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