Una delle pietre miliari che contribuirono al disgelo tra le due superpotenze protagoniste della Guerra fredda rischia di andare in frantumi in seguito alle dichiarazioni del Presidente Trump di voler abbandonare il trattato INF. Si tratta di una presa di posizione che si inserisce nel contesto dei già complicati rapporti tra USA e Russia, ma che non si limita a questo. Tenendo conto degli eventi che portarono ai negoziati per raggiungere poi il trattato durante la cosiddetta crisi degli Euromissili, l’eventuale epilogo dell’INF potrebbe implicare conseguenze imprevedibili in termini di sicurezza per l’Europa centro-orientale.

La dichiarazione di Trump. Lo scorso 20 ottobre, il Presidente Trump ha annunciato l’intenzione di abbandonare l’INF (Intermediate – Range Nuclear Forces) Treaty, dichiarando l’accordo non più sostenibile a causa delle reiterate violazioni da parte russa.
Non si sono fatte attendere le reazioni di condanna da parte di Mosca e da parte degli altri Stati. Se Germania e Repubblica Ceca hanno espresso posizioni critiche verso l’intenzione di Trump, Londra ha invece manifestato piena vicinanza al Presidente americano.

Il Trattato INF. Siglato l’8 dicembre 1987 dai Presidenti Reagan e Gorbačëv, il Trattato INF proibisce la produzione, la sperimentazione e lo schieramento di missili a corto e medio raggio, con una gittata compresa tra i 500 e i 5.500 km.
Il trattato pose fine all’annosa questione degli Euromissili, scaturita dalla decisione da parte dei sovietici di dispiegare i missili SS-20 in Bielorussia, Cecoslovacchia e Ucraina direttamente puntati sulle capitali europee. Per tutta risposta, gli americani schierarono in basi militari situate in Gran Bretagna, Italia e Germania Occidentale i missili Pershing 2 e Cruise.
Appare quindi evidente il valore che ha assunto, e assume attualmente, un accordo di tale portata in termini di sicurezza condivisa.

Le accuse. Le accuse di violazione del trattato da parte americana verso la controparte russa non sono poi così recenti, e risalgono all’amministrazione Obama. Il nodo cruciale risiederebbe nello sviluppo di nuovi missili da crociera 9M729 (designazione Nato: SSC-8) in violazione con le regole sancite dal trattato. Da Kaliningrad, enclave russa situata tra Polonia e Lituania con accesso al Mar Baltico, i missili russi potrebbero infatti raggiungere la Germania.

D’altro canto, la Russia ha a sua volta accusato gli Stati Uniti di aver violato il trattato INF con la realizzazione, all’interno dell’ombrello strategico della NATO, di due siti di difesa antimissile terrestre Aegis Ahore: l’uno attivo dal 2016 e situato a Deveselu, in Romania, in una ex base militare sovietica, l’altro in Polonia, a Redzikowo, la cui realizzazione è stata però posticipata al 2020. Pur avendo una funzione difensiva, agendo da “scudo” anti-missile, secondo il Direttore del dipartimento per la non proliferazione del MID Vladimir Ermakov da queste basi i lanciatori Mk 41 potrebbero colpire obiettivi sensibili in territorio russo, convertendosi quindi in veri e propri sistemi offensivi.

Le crescenti preoccupazioni in Europa centro-orientale. Se in Europa Meridionale Mosca non è vista come una minaccia esistenziale, la percezione cambia spostandosi in Polonia, Romania e soprattutto verso gli Stati Baltici.

La preoccupazione di Lettonia, Lituania ed Estonia (membri della NATO dal 2004) riguardo le mire espansionistiche russe dipende direttamente dalla loro peculiare posizione geopolitica: essi si trovano situati tra Russia, Bielorussia e l’enclave di Kaliningrad. Questi timori si sono intensificati dopo l’aggressione russa in Ucraina nel 2014 e con le esercitazioni militari di Zapad (2017) e di Vostok (2018), e appare evidente come un’eventuale sospensione dell’INF rappresenterebbe un ulteriore campanello d’allarme.

Sviluppi futuri. Il trattato INF rappresenta un elemento cruciale per l’architettura globale del disarmo e del controllo degli armamenti e in particolare per la sicurezza dell’Europa nel suo complesso.
L’abbandono dell’INF porrebbe notevoli criticità, di ordine differente: in primis verso la Russia, costituendo un ulteriore elemento di deterioramento dei rapporti; in secondo luogo verso le opinioni pubbliche europee, che potrebbero essere chiamate in futuro a confrontarsi con un nuovo schieramento di missili nucleari nel proprio territorio. Infine, potrebbe condizionare negativamente la decisione in merito ad un eventuale rinnovo del New START Treaty, riguardante la limitazione degli arsenali strategici russi e americani, la cui scadenza è fissata per il 2021.

Il rischio tangibile è la corsa agli armamenti, seguito da una polarizzazione delle alleanze in ambito internazionale. In questo senso, dove si colloca l’Europa centro-orientale? Posto che dal 1989 due processi paralleli e simultanei hanno portato gli Stati ex satelliti dell’URSS a far parte di due realtà come l’Unione Europea e la NATO, che tipo di impegno, in termini economico e militare, sarà richiesto ai “nuovi” alleati da parte di UE e NATO?

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